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venerdì 25 aprile 2014

Il futuro è il catenaccio?! Stavolta quello all'europea

Visti gli esiti dell’andata delle semifinali europee una domanda sorge spontanea qui al Freaky: forse che il buon vecchio gioco all’italiana da cui tanto stiamo fuggendo è la via più facile ora come ora alle vittoria in ambito continentale? Lo sappiamo, il catenaccio rende le partite noiose e poco spettacolari e questo non va certo giù al pubblico pagante che va allo stadio ma sembra essere il modo più efficace e usato anche dalle super potenze estere di fare punti  nei momenti più difficili ultimamente.

[caption id="attachment_556" align="alignright" width="263"]Tevez si schianta contro Artur Tevez si schianta contro Artur[/caption]

Passando in rassegna le ultime 4 partite di Champions ed Europa League è impossibile dire il contrario: Atletico Madrid-Chelsea ha visto gli uomini di Mourinho proporre quel buon vecchio difensivismo che l’ha sempre contraddistinto quando il gioco si faceva duro. Difesa più rocciosa che mai e centrocampo di interdizione con tanto di telespalla Bob-David Luiz alzato sulla linea di Lampard che non è più il cannoniere di un tempo. Il pareggio è tutto a vantggio dei blues che ora potranno far valere la legge dello Stanford Bridge, un terreno difficile per chiunque. Se il club di Abramovich è sempre stato il più italiano tra gli inglesi in senso negativo, dall’altra parte abbiamo visto i limiti dell’Atletico, che si propone come il più italiano tra gli spagnoli in positivo, con la sua tattica e la sua organizzazione di gioco. Real Madrid-Bayern Monaco è stata una partita all’insegna del difensivismo da parte degli spagnoli, i quali hanno lasciato senza grossi patemi d’animo il pallino del gioco ai bavaresi che tuttavia si sono fatti uccellare in contropiede come dei novellini qualsiasi: non certo il comportamento che ci si poteva attendere dai campioni in carica di tutto quello che c’è da vincere. Ad un occhio poco attento può sembrare che questo trend si sia fermato alla Champions League, in realtà anche alla Juve, impegnata ieri sera in Europa league con il Benfica è toccata la stessa sorte. I bianconeri, che una squadra italiana lo sono per davvero, vengono fregati da

[caption id="attachment_557" align="alignleft" width="286"]Mourinho piazza addirittura il pullman del Chelsea a difesa della propria porta Mourinho piazza addirittura il pullman del Chelsea a difesa della propria porta[/caption]

un gol al secondo minuto, causato da una svista su calcio d’angolo, per poi attaccare come disperati contro il muro difensivo arcigno dei portoghesi. Dopo un’intera partita di sforzi offensivi gli uomini di Conte hanno trovato il pareggio con Tevez, salvo poi essere trafitti da un’eurogol per il 2 a 1 finale. Che dire? Facendo la parte della grande in Europa League la Juve è sempre obbligata a fare gioco, ma essere affrontata in questo modo è qualcosa di cui non credevamo capace neanche il peggior Sassuolo. Siviglia-Valencia è forse l’unico match che si è savato dal difensivismo più noioso che si sia visto negli ultimi anni.

Certo, probabilmente le gare di ritorno stravolgeranno i punteggi dell’andata, tuttavia quello che ci auguriamo è di non vedere più il catenaccio in Europa. Se questo dovesse essere il trend che ci aspetta nei prossimi anni nelle coppe, con Borussia e Barca (per nominarne 2 che il gioco lo fanno eccome) fuori dai giochi gia ai quarti ci troveremo ad essere battuti con la nostra stessa moneta: i catenacciari però stavolta siete voi!

mercoledì 23 aprile 2014

OK Computer! (9/10)

Per tornare alla musica ci sembra doveroso spendere giusto qualche riga a descrivere ed elogiare una delle pietre miliari per il rock delle nuove generazioni, uno di quegli album che riesce a mantenere intatta la propria influenza anche dopo decenni. Ben 16 anni dopo eccoci qui a riportare alla mente Ok Computer, il terzo album dei Radiohead, che dal 21 Giugno 1997 possono tranquillamente essere considerati mostri sacri del rock. cope E chi se l'aspettava? Sono passati dodici anni da quando alcuni inquieti ragazzi all'Abindon School di Oxford decidono di metter su una rock band e chiamarla (senza grande inventiva) On a Friday, l'unico giorno in cui la band riusciva a provare insieme. In questi dodici anni gli "On a Friday" sono diventati adulti, hanno cambiato nome su richiesta dell'etichetta e cosa più importante hanno dato al mondo prova del loro talento prima con il discreto esordio di "Pablo Honey" (1993), e poi con le sonorità di "The Bends" (1995), album che dimostra le doti superlative con gli strumenti dei ragazzi di Oxford. Bene, dopo l'ottimo "The Bends", intelligente e riuscito tentativo di discostarsi dall'onda BritPop che sembrava l'unico modo per poter vendere in Gran Bretagna, era lecito aspettarsi una band che si sedesse sugli allori, che portasse avanti qualcosa di già sperimentato, che cavalcasse l'onda diciamo. Ed ecco invece il salto di qualità dei Radiohead; Ok Computer è sicuramente un disco pretenzioso, perchè Thom Yorke e soci hanno voluto assimilare sounds da praticamente qualsiasi registro musicale degli ultimi trent'anni che li abbia minimamente influenzati. Ciò nè fa nascere un disco eccezionale,si riescono a legare, disarticolare, negare, contrarre, sintetizzare stili e strutture che derivano da ogni angolo dell'universo rock (e Paranoid Android è l'emblema di tutto ciò). Folk, psyckedelhic eredità dei Pink Floyd, Punk, post-grunge e una spinta progressiva, il tutto sapientemente sintetizzato dall'onda elettronica; anche grazie alla collaborazione con il Radiohead n. 6, il produttore Nigel Godrich, che ci tiene sin da subito a trasformare la rock band in un gruppo di artisti maturi: cerca di limitare lo stridere confuso delle chitarre che caratterizzavano i primi due lavori e lascia spazio a dei giri si nitidi ma altrettanto devastanti.conc
I Radiohead hanno voluto dimostrare di essere bravi, di essere i migliori in circolazione con le chitarre, ma chissà se si aspettavano di entrare nella storia con questo disco. Eppure il disco non appare mai una celebrazione del rock e senza girarci troppo attorno, non lo è affatto. Ok Computer non è solo grande strumentalismo ma è anche una grande espressione culturale di Yorke, che in questo album ha regalato testi che alcuni hanno ben pensato di far studiare all'università. L'avversione dei Radiohead e di Yorke nei confronti di società moderna e informatica dominante era già stata captata nel passato della band però è solo questo mix tra la grande musica e la ricercata raffinatezza letteraria che riesce ad esprimere appieno, come solo i Nirvana erano riusciti a fare, la malinconia e la tristezza che la band vuole trasmettere: le tematiche affrontate sono esplicite, moderne e complesse. In un epoca dominata da valori ineffabili e inafferrabili Yorke ci si mostra come poeta moderno e ci mette disgustato di fronte alla nostra condizione di crescente conformismo, di spersonalizzazione individuale, di sogni artificiali e di conseguente, inevitabile, tristezza. Cerca addirittura una soluzione nella ballata romantica che è "Lucky", una soluzione tanto semplice quanto spesso snobbata come l'amore.

[caption id="attachment_552" align="alignright" width="184"]Yorke e il suo urlo Yorke e il suo urlo[/caption]

I temi attraversano la musica arrivano al cervello e al cuore, tutto ciò che esce da Ok Computer è molto "palpabile" ed altrettanto palpabile è l'atteggiamento con il quale i Radiohead provano a confrontarsi con tutta la malinconia che loro stessi descrivono. Non c'è grande speranza, nè grande prospettiva eppure la sublime bellezza della melodia suggerisce di essere un pò più forte, di prendere consapevolezza e di affrontare la fine, più che aspettarla.
E il pubblico? Appena dopo essersi conquistati l'affetto e l'approvazione in patria con "The Bends" (come già detto) un'immediata svolta visionaria della band è una forte scommessa commerciale, una delle prime sfide lanciate dai ragazzi di Oxford alle grandi etichette (l'apoteosi è l'uscita nel 2007 di "In Rainbows", acquistabile in formato digitale pagando quanto vuoi). E la scommessa viene vinta, oltre al grande impatto commerciale Ok Computer arriva in vetta alle maggiori classifiche europee e anno dopo anno l'influenza dell'album e della band si fa più leggendaria. Basta solo citare i Coldplay e i Muse per ringraziare sentitamente i Radiohead di averci regalato queste dodici perle in un decennio cupo e ricco d'angoscia.
Airbag.
Paranoid Android.
Subterranean Homesick Alien.
Exit Music (For a Film).
Let Down.
Karma Police.
Fitter Happier.
Electioneering.
Climbing Up the Walls.
No Surprises.
Lucky.
The Tourist.

http://www.youtube.com/watch?v=Oyixl_MqlDc

sabato 19 aprile 2014

Dallas Buyers Club (7/10) e McConaughey vs DiCaprio

Ora che è passato il giusto lasso di tempo dagli Oscar e gli appassionati più agguerriti hanno placato i loro bollenti spiriti il tema si può tranquillamente affrontare senza finire accoltellati: la statuetta per il miglior attore protagonista è andata a Matthew McConaughey e non al buon Leo DiCaprio. Tralasciando l’aspetto meramente polemico della faccenda cominciamo dicendo che forse The Wolf of Wall Street non è stata la performance più strabiliante di DiCaprio (per il metro di giudizio dell’academy) negli ultimi anni, anche se certamente eccelsa. Leo è probabilmente il migliore attore al momento e degli ultimi 10 anni, se solo si fosse presentato quest’anno alla cerimonia con il ruolo di protagonista in Il

[caption id="attachment_545" align="alignright" width="234"]McConaughey durante le riprese ha dovuto perdere 20 kg McConaughey durante le riprese ha dovuto perdere 20 kg[/caption]

Grande Gatsby, Shutter Island o Inception (per dirne 3 a caso) non avrebbe potuto non ricevere la statuetta tanto agognata. C’è un però ovviamente, e questo però è che dall’altra parte abbiamo un certo altro attore che ha sfoderato un’interpretazione magistrale in un film dalla forte carica emotiva, una caratteristica che ai critici salta sempre all’occhio: Matthew McConaughey. Una pellicola basata su una storia vera di sofferenza e di lotta contro una malattia e le case farmaceutiche: Dallas Buyers Club. Detto ciò non è così scandaloso che un film del genere abbia prevalso su una pellicola dove DiCaprio se l’è spassata dal primo all’ultimo minuto come se non ci fosse un domani. La vera domanda potrebbe essere: quanti hanno visto  anche il film vincitore della statuetta per poter effettuare il confronto?Sbrigata l’incombenza di pronunciarci sulla sfida tra grandi attori possiamo ora andare a parlare del film vero e proprio.

La pellicola, diretta da Jean-Marc Vallée, va a raccontarci la vita di Ron Woodroof (interpretato da McConaughey) , un selvaggio Cowboy Texano degli anni 80 il quale dopo aver vissuto in mezzo ad alcol e droga tutta la sua vita, privilegiando il sesso occasionale a una vera e propria relazione scopre di avere l’HIV, stravolgendo così il suo universo. Ron è tra i primi a contrarre il virus nella sua città ed essendo del tutto ignorante in materia medica pensa, come la maggior parte dei suoi concittadini in quegli anni, che la malattia si diffonda solo attraverso rapporti omosessuali: per questo motivo, essendo lui un eterosessuale omofobo pensa di essere stato vittima di un semplice errore di diagnosi e rinuncia a curarsi nei primi mesi. In seguito a un successivo ricovero, però,  si rende conto di aver realmente contratto il virus e soprattutto viene a conoscenza dell’impossibilità di ricevere cure realmente efficaci. In ospedale incontra inoltre Rayon (Jared Leto), un transgender anch’esso sieropositivo, il quale è stato inserito in un ristretto programma per il test clinico dell’AZT, un nuovo farmaco che si propone come cura dell’HIV. Il rapporto tra i due è inizialmente conflittuale a causa dei pregiudizi di Ron il quale comincia ad essere discriminato dai suoi stessi amici. Dopo aver assunto illegalmente l’AZT ed essersi accorto della sua inefficacia, il protagonista decide di viaggiare verso il Messico, dove il dottor Vass, un medico radiato dall’albo americano, gli farà conoscere una proteina che cura parzialmente il virus. Dopo aver contrabbandato negli USA un’ingente quantità della proteina Ron avrà però bisogno di Raylon per venderla alla comunità omosessuale della

[caption id="attachment_546" align="alignright" width="275"]Jared Leto interpreta il transgender Raylon Jared Leto interpreta il transgender Raylon[/caption]

città, a cui era sempre stato ostile: da qui comincerà un’amicizia intensa e duratura, che permetterà ai due di sopravvivere alla malattia. Da questo sodalizio nascerà poi il Dallas Buyers Club, ovvero il club privato i cui iscritti, per la modica cifra di 400 dollari, avranno diritto a ricevere le cure necessarie, se non a curarsi del tutto, a prolungare considerevolmente la propria vita. Presto il club si espanderà anche instaurando rapporti con paesi esteri e entrando più volte in conflitto con la polizia, la quale, difendendo i privilegi delle case farmaceutiche, cercherà di impedire il proliferare degli iscritti al club. Amicizia, passione, lotta e sofferenza: queste le parole cardine di un film che tocca il cuore ma anche la coscienza dello spettatore. Temi come l’omofobia e il potere smisurato delle case farmaceutiche sono mostrati con un realismo disarmante ma che non cade nei più banali sentimentalismi: forse il lato più bello del film.

mercoledì 16 aprile 2014

Che Mondiale sarà?

prot 2Accantoniamo immediatamente le questioni calcistiche rassicurando tutti sul fatto che sarà come sempre un grandissimo mondiale, con giocate gol ed emozioni destinate a fare la storia di questo sport, una storia che da sempre si scrive dentro gli stadi. Ma questioni ben più delicate sono quelle che il Brasile e i brasiliani stanno affrontando fuori dagli stadi; tra polemiche e tensioni, che hanno decisamente rovinato l'atmosfera popolare, e i ritardi nei cantieri, questa edizione si preannuncia ricca di spunti non calcistici per le testate giornalistiche. Col senno del poi un pò di rammarico per l'assegnazione di questa edizione del torneo al Brasile, probabilmente la Fifa ce l'ha, tanto che lo stesso vice-segretario Valcke rende pubblica la preoccupazione dell'istituzione ammettendo che "il mondiale in Brasile è una corsa contro il tempo, non solo per la fifa ma anche e soprattutto per il comitato organizzatore" senza troppa perifrasi.

[caption id="attachment_536" align="alignleft" width="284"]Valcke che si rifugia ormai nella preghiera Valcke che si rifugia ormai nella preghiera[/caption]

Sono solo 8 su 12 gli stadi scelti come sede che hanno completato i lavori. Nell'Itaquerao, a sud-est di San Paolo, il nuovo stadio non è ancora pronto e lo sarà al massimo entro fine Maggio. A Belo Horizonte, pochi giorni fa, per il maltempo è crollato parte della tettoia, che necessita ora di essere ricostruita andando ad aggiungere ulteriori costi.

[caption id="attachment_538" align="alignright" width="150"]I lavori all'Itaquerao I lavori all'Itaquerao[/caption]

Diversa e più allarmante la condizione dello stadio a Porto Alegre, dove lo stadio è ultimato ma manca la pavimentazione esterna e l'intera rete delle infrastrutture, nel senso che se volete andare a vedere qualche partita meglio possedere un elicottero. A Curitiba "è un miracolo se lo stadio sarà ultimato entro fine maggio", e la Fifa sta ripensando a cancellarla come sede. Ma gli stadi non sono il ritardo più preoccupante, infatti solo il 55% del lavoro programmato per l'adattamento aeroportuale è stato ultimato.

[caption id="attachment_537" align="alignleft" width="150"]I lavori a Curitiba I lavori a Curitiba[/caption]

A Confins, Cuiabà, Curitiba, Salvador, Porto Alegre e Fortaleza non ci sono ancora state le adeguate opere di modernizzazione e la soluzione è diventata adottare terminal temporanei, da smantellare alla fine dei mondiali, andando ad aggiungere ulteriori costi. Beh almeno per Fortaleza siamo sicuri che i lavori saranno terminati, entro fine 2016 ma saranno terminati, permettendo lo scalo per vedere i mondiali solo a dei clamorosi ritardatari.
8 morti nei cantieri, l'ultimo il 29 Marzo, sfruttamento di denaro pubblico e accuse di corruzione che piovono sul governo non aiutano a stabilizzare il paese che è anzi quotidianamente luogo di proteste che provocano periodiche manifestazioni di massa nelle piazze delle città più in vista. Il mondo se n'è accorto solo un anno fa a causa della violenza che tutti i giorni trasmettevano i reportage dei giornalisti andati lì a seguire la confederation ed durante il mondiale tali violenze, stando alla quantità di malcontento, possono solo essere peggiori.

[caption id="attachment_539" align="alignleft" width="299"]I motivi dei cittadini I motivi dei cittadini[/caption]

Nel 2007, al momento dell'assegnazione, nessuno avrebbe pensato ad un Brasile (la casa del calcio) scontento per un mondiale eppure a oggi, dopo morti bianche, aumenti nella vita pubblica e soprattutto bilanci svelati, addirittura il 52% dei brasiliani presi in considerazione dall'indagine della Datafolha si dichiara scontento di questo mondiale (nel 2007 la percentuale era 79 e prima della confederation 65), con il 20% di indecisi e la restante parte quindi favorevole. Insomma la gente si è convinta di quello che i manifestanti urlano per le piazze: la crescita si è fermata causa crisi, e in più arriva un nuovo padrone chiamato Fifa, che ci succhierà via anche il poco che ci era rimasto. La Fifa, mai colpevole di nulla, ha dichiarato che nemmeno un dollaro del denaro pubblico sarà speso...e poi tutti gù a ridere. 1 miliardo è ciò che la Fifa ha stanziato per ora al Brasile a fronte dei 14 miliardi di dollari spesi ad oggi dal governo. Ecco il perchè di tanta tensione e di tanta ostilità, il paese si chiede se quei soldi non avrebbero fatto più comodo alle strutture scolastiche o sanitarie, e alcuni se lo chiedono morendo di fame. Insomma, bisogna ammettere che i dubbi dei cittadini brasiliani sono quantomeno logici, se la crescita economica del paese ha subito un arresto tanto rapida quanto inaspettata, che senso ha spendere? La risposta del governo è altrettanto logica, ma molto più scontata; ma cosa dite? ragazzi non stiamo spendendo stiamo investendo. Il ministro dello sport Aldo Rebelo, per cercare di limitare i danni delle idee dei manifestanti ha difeso strenuamente l'evento, ricordando come sia una straordinaria opportunità di lavoro temporaneo per i cittadini. Il mondiale inoltre farà capire al Brasile l'importanza del settore turistico, risvegliando la voglia di rafforzare questo settore. Questa piccola campagna di sensibilizzazione di Rebelo si conlude rendendo pubblici alcuni studi che assicurano che i mondiali inietteranno nell'economia brasiliana 45mld di dollari "andando a risolver anche problemi strutturali e secolari del paese". Parole forti e previsione ottimistiche, ecco il punto di vista del governo.

[caption id="attachment_540" align="alignleft" width="275"]Aldo Rebelo detto "Il convincente" Aldo Rebelo detto "Il convincente"[/caption]

Senza sembrare troppo arroganti spero sia chiara a tutti l'arretratezza sociale di questo paese, che, per colpa del caso, si trova ad ospitare un mondiale nel momento di evoluzione sociale forse meno opportuno ad affrontare un mondiale; il momento in cui, dopo lo stop del boom economico, subentra la consapevolezza popolare dei propri mezzi, la consapevolezza popolare della propria dimensione, un periodo in cui si tende tutti a tirare la cinghia, e se la tirano tutti tranne lo stato è chiaro che qualche perplessità ti viene.
A parte tutto ciò, il mondiale si farà al 100% che piaccia o meno, e al 100% sarà il mondiale più ricco di polemiche e cronaca di sempre.