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venerdì 28 novembre 2014

Stanno arrivando le macchine volanti: Il futuro inutile è già qui

Ormai è da quando siamo piccoli (o da quando siamo giovani, dipende da quanto vecchiacci siete) che aspettiamo l'arrivo di un futuro che la fantascienza ci ha ormai assicurato essere pazzesco. Embrioni prodotti in laboratorio, uomini e animali geneticamente modificati da tutte le parti, colonialismo spaziale, sistemi operativi dall'intelligenza propria e le sempre verdi macchine volanti.




[caption id="attachment_902" align="alignright" width="191"]Quel che ci ha insegnato la fantascienza Quel che ci ha insegnato la fantascienza[/caption]

Da quando Blade Runner le mostrò questi aggeggi, in tutta la loro semplicità (semplicemente automobili che, quasi annoiate dall'asfalto, si libravano arroganti nel cielo), l'umanità se n'è innamorata. Del resto a chi non piacerebbe volare da casa al lavoro, guardare tutti come se fossero formiche e provare l'ebrezza di sputare, o gettare rifiuti vari, da un finestrino ad oltre 50 mt di altezza. Pensate alle gare mediatiche per una buona ripresa di un incidente automobilaereo o a che cosa si potranno inventare i mendicanti per pulire vetri o chiedere elemosine! Pensate a tutte le iniziative delle major delle case automobilistiche volte a ricreare vecchi modelli formato auto-volante, come una flying-FIAT 127, chi non la vorrebbe? proprio quest'ultimo punto, non pensato dal Freaky, è stato l'input per quest'articolo. Mister Renaud Marion, un fotografo francese un pò visionario un pò fancazzista pieno di consensi, ha deciso di dare corpo alle fantasie dell'infanzia che la fantascienza gli aveva passato e ha messo su una mostra chiamata Air Drive. All'MB&F M.A.D a Ginevra, Marion, attraverso una particolare tecnica di assblaggio digitale, rivisita i più influenti modelli automobilistici del passato trasformando ad esempio una semplice Porsche356 in una straordinaria Porsche356-volante. Le architetture "retrofuturiste" che ricordano gli anni '70 descritti in Arancia Meccanica, fanno il resto per rendere la spassionata mostra di un fancazzista un suggestivo stimolo al futurizzarsi. Forse non tutti lo sanno ma ci sono, inspiegabilmente, un sacco di azende multimiliardarie che si stanno muovendo per regalare al mondo un auto volante: forse qualcuno ha già sentito parlare di Terrafugia, compagnia americana che, ne è convinta, nel 2016 lancerà Transition, un ibrido che potrà viaggiare sia su asfalto che tra le nuvole. Il costo sarà attorno ai 200.000 testoni e sarà dotato di air-bag paracadute, ruota di scorta e, purtroppo, non si potrà sputare dal finestrino. Il progetto che ci ha più interessato però è quello chiamato TF-x, che secondo Terrafugia sarà commercializzabile verso il 2021 e ad un prezzo più abbordabile al grande pubblico. Si tratta di qualcosa più vicino all'idea classica di macchina volante; desing moderno, decollerà in verticale, porterà fino a quattro persone e la potrai parcheggiare in garage. Così l'ambiziosa Terrafugia prova a mostrarci il domani, convincendoci anche attraverso un motto di tutto rispetto probabilmente ideato dai creativi di Italia7Gold: "Terrafugia. Facciamo macchine volanti" Brividi.




[caption id="attachment_903" align="alignright" width="300"]Aeromobil 3.0 Aeromobil 3.0[/caption]

Purtroppo per quella che a questo punto definirei la mia azienda preferita, qualcuno li ha preceduti e nel 2015 l'AeroMobile, compagnia slovacca, lancerà sul mercato Aeromobile 3.0 (ora ne deduciamo definitivamente che chi inventa le macchine volanti non ha gran fantasia), un ibrido terra-aria (come Transition) per la quale è già stata approvata l'omologazione come "voli ultra leggeri". Insomma potrai tranquillamente andartene in giro per strada e, non appena senti la necessità di inquinare anche l'aria che non è ancora stata inquinata, dispiegare le ali (apertura 8m) e librarti nel cielo pavoneggiandoti come meglio credi.
Il fatto è che in molti vedono la corsa alle auto-volanti un effetto collaterale del successo della fantascienza. Insomma nessun film aveva idealizzato gli i-phone eppure eccoci qui ad idolatrare il telefono apple come una delle più grosse rivoluzioni tecno-sociologiche della società contemporanea. Al contrario quasi tutti hanno pensato alle macchine volanti senza mai affermare però: "Massì, un'ottima trovata scenica ma non serviranno mai a un cazzo vero." non disse Ridley Scott.




[caption id="attachment_904" align="alignleft" width="284"]La dignità fatta ad automobile Chevrolet MAtiz, la dignità fatta ad automobile[/caption]

Beh è chiaro anche a noi del Freaky che le macchine volanti, oggi come oggi, aiuterebbero soltanto a rafforzare esponenzialmente quel senso di risentimento che ti viene ogni volta che tu, proprietario di una dignitosissima Chevrolet Matiz, ti vedi sfrecciare davanti un Aston Martin con i fari allo xeno. Qui lo dico e qui lo nego, le macchine volanti saranno il primo passo della rivoluzione mondiale dei poveri contro i ricchi.
A parte gli screzi (più che altro scherzi) sociologici riguardo l'invenzione, và detto che veramente sembra una cosa invendibile, cioè si carina magari ci fai un giro con la ragazza o fai il figo con qualche amico ma poi la lasci in garage a tempo indeterminato e la usi solo in occasione di viaggi molto lunghi (considerando i prezzi forse meglio un biglietto business con l'Etihad). Non perchè sia un invenzione di per sè inutile ma perchè la fantascienza l'aveva immaginata inserita in un ambiente diverso. Le auto volanti, secondo me, andrebbero commercializzate non appena l'ingegneria architettonica le renderanno utili. Con tutte le megalopoli che si sviluppano specialmete in verticale quanto sarebbe bello nell'ora di punta salire sopra i palazzi e spostarti ad una velocità che non conoscevi neanche? Un pò quello che hanno fatto con le metropolitane dall'altro lato. Infatti credo che, più che specializzarsi nell'ingegneria volante dedicata ai privati, la scienza cercherà il modo di regalare un nuovo mezzo di trasporto pubblico nelle grandi città, al di sopra dei grattacieli, dove sicuramente ci sarebbe meno caos che nei tubi dell'underground.
Il Freaky starà attento a tutto ciò conservando nel profondo la speranza che, nei prossimi anni, qualche parente facoltoso ci bussi alla porta per dirci :"E butta via sta minchia di chevrolet!"

giovedì 27 novembre 2014

Cookie wants you!

Attenzione: qui parliamo di web cookie, non di cookies, per le ricette consultate pure il blog di Benedetta Parodi!images


A chi non è capitato di essere perseguitato dai cookie navigando in rete!?


Se siete tra quei 2 o 3 che sono intelligenti ma non si applicano, questa è la definizione informatica di cookie:


In informatica i cookie HTTP (più comunemente denominati Web cookie, tracking cookie o semplicemente cookie) sono righe di testo usate per eseguire autenticazioni automatiche, tracciatura di sessioni e memorizzazione di informazioni specifiche riguardanti gli utenti che accedono al server, come ad esempio siti web preferiti o, in caso di acquisti via internet, il contenuto dei loro "carrelli della spesa".


imgresIn altre parole, sono tutte le pubblicità che contornano il vostro motore di ricerca con informazioni su qualcosa che avete cercato in precedenza.


Siamo talmente sovraccarichi di cose da vedere nel web che a volte non ci facciamo caso..Ma fateci caso, prima ne rimarrete stupiti, poi diventerà un dramma!


Il dramma si crea, per esempio, quando cerchi un paio di scarpe, una borsa, degli occhiali.. Che magari ti piacciono ma li hai guardati solo per farti un'idea, perché che ne so, non hai 2.000 euro da spendere per delle scarpe! E cosa succede poi? Anche se la tua idea te la sei fatta, saranno quelle scarpe a venire a cercare te! E allora inizieranno le manie di persecuzione, sentirai mancare la tua privacy e un grande senso di frustrazione si impossesserà di te! Sí, frustrazione, perché quelle scarpe non saranno mai tue. Ma saranno lì, ad aspettarti, la prossima volta che inizierai una ricerca in Google.


I cookie sanno perfino stupirci! Vi porto un esempio concreto di qualche giorno fa.images (1)


Stavo facendo una ricerca sull'11 settembre, avevo cercato giusto 2 informazioni, e chi mi appare? Bin Laden! Non in persona, dicono che sia morto, ma nella pubblicità intorno alla pagina. Dopo pochi secondi ecco che Amazon mi offre la pubblicità di comprare il libro sulla vera storia di Bin Laden e quello sulla vita dopo l’attento.


 I cookie sono così, anche quando tu non ci pensi, loro sono li, loro, ti pensano. Quindi se vi sentite soli e abbandonati, fate 2 ricerche in Google e vedrete come i cookie inizieranno a prostrarsi a voi.


I cookie sono con noi, sempre.

mercoledì 26 novembre 2014

"A History of Violence", Cronenberg maestro esistenzialista (7,5/10)

Scorrendo indietro nel tempo, tra gli articoli di cinema che il Fraky ha proposto, ci siamo accorti di non aver mai menzionato un maestro di cinema contemporaneo come David Croneneberg, nè per uno qualsiasi dei film da lui diretti nè per le sue numerose, quanto brevi, apparizioni da interprete, come quando ne "La Mosca" interpretò magistralmente un ginecologo.
Un ebreo ateo classe 1943, nato a Toronto in Canada, Cronenberg si propone come cineasta avanguardista e intellettuale, pronto a spingere all'estremo i mezzi comunicativi della settima arte e sin dai suoi primi talentuosi lavori si comprese quanto un regista del genere potesse aiutare ad evolversi generi stereotipati e ormai stantii. Ma l'approfondimento di horror e fantascienza è solo l'inizio; il Cronenberg dell'ultimo decennio và ben oltre le sue origini ricercando in altri generi una raffinatezza espressiva senza veli e diretta anche ad un pubblico mainstream. Per presentare meglio il vecchio David parleremo oggi di "A History of Violence" (2005), il mezzo cronemberghiano per raccontare l'ambiguità e forse l'illusorietà del sogno americano: un thriller a tinte noir che, se pur ispirato ad un romanzo grafico del 1997 (Una storia violenta), non perde mai lo stile del regista canadese, capace di reggere anche ad Hollywood. loc
La tranquilla vita di Tom Stall, cittadino di Milbrook, Indiana, viene scossa dall'aggressione, alla sua tavola calda, da parte di alcuni banditi che fortunatamente lui riesce ad uccidere prima che potessero creare problemi. Questo lo rende un eroe mediatico e la sua faccia attira la furia di un certo Carl Fogharty, boss della mafia irlandese nell'east-coast. Carl e i suoi scagnozzi arrivano alla tavola calda da Philadephia e per una qualche ragione a noi sconosciuta continuano a rivolgersi a Tom chiamandolo Joey. Fogharty (un sempre monumentale Ed Harris) ha un solo occhio funzionante e vede in Tom l'uomo che vent'anni prima ha tradito il suo clan e distrutto il suo occhio. La tensione che si viene a creare attorno la famiglia Stall passa in poco tempo dall'essere surreale all'essere concretamente terrorizzante. L'escalation di violenza è annunciata ma dirompente, fa breccia nello spettatore scuotendone schizofrenicamente le viscere e ci mostra finalmente, perchè è un momento che il ritmo del film è capace di farti attendere sin dalle prime sequenze, la fragilità individuale e individualista dei protagonisti; le reazioni alla realtà effettiva che hanno soprattutto il figlio teenager Jack e la moglie Edie rendono efficacemente la disperazione che ti travolge quando vedi il mondo che hai costruito con fatica, dedizione e sentimento attorno a te, sgretolarsi in un attimo, distrutto da un illusione, distrutto da una bugia bianca, in buona fede, ma pur sempre bugia. Alla fine del film, come se Tom realizzasse di essere lui il colpevole, lui la persona cattiva (un dubbio che lo attanaglia psicologicamente da una vita) decide di affrontare una specie di resa dei conti, tornando a Philadelphia. L'ultima scena del film è emblematica, è quella che sembra ricomporre l'equilibrio andato distrutto. La famiglia di Tom, che lo aveva accettato pur senza comprenderlo, che lo aveva difeso pur senza convinzione, lo riaccoglie nel silenzio del gesto di una bambina che, vedendo il proprio padre in un imbarazzante difficoltà, in piedi di fianco al tavolo dove il resto della famiglia sta mangiando, si alza, prende un piatto e lo sistema nel posto dove si era abituata a vedere il padre, prima che una storia di violenza mettesse a dura prova la sua serenità esistenziale.




[caption id="attachment_849" align="alignleft" width="276"]Viggo Mortensen (Aragorn/Granpasso) vs Ed Harris, in una scena del film. Viggo Mortensen (Aragorn/Granpasso) vs Ed Harris, in una scena del film.[/caption]


La violenza, tema filo conduttore del film, è dipinta da Cronenberg come qualcosa di inevitabile ma che và a braccetto con la destabilità, con la patologia (il rapinatore che striscia come un animale in calore la sua zampa sul seno dell'ostaggio) ; la violenza in Cronenberg, se pur ben radicata nei meandri dei rapporti umani, è qualcosa che nasce dalla malattia e non dalla salute, dallo straordinario più che dall'ordinario. Ma non c'è solo questo. Cronenberg è un maestro nel provocare disgusto, nel trasmettere un senso forte di disagio allo spettatore attraverso i dettagli, le inquadrature taglienti e le emozioni sui volti dei protagonisti (buona prova di praticamente tutto il cast) in questo film il disagio diventa necessario a comprendere la diffusione inarrestabile di un virus come la violenza. Insomma, non vuole sottolineare quanto la violenza sia cattiva, ingiusta o animalesca ma ci vuole far capire come sia intrinseca all'esistenza, quasi come fosse la strada per far evolvere l'individuo.




[caption id="attachment_850" align="alignright" width="293"]Sesso sulle scale Sesso sulle scale[/caption]

Il sesso sulle scale liberatorio e selvaggio tra Tom e Edie, più simile ad una lotta, l'esplosività emotiva della rissa con cui Jack si ribella ad un bullo a scuola (gli fracassa la testa per terra) o l'aggressività verbale della moglie Edie nei confonti delle accuse dello sceriffo amico di famiglia sono alcune delle testimonianze con le quali il regista vuole renderci chiara la sua concezione di violenza esistenzialista, un processo attraverso il quale il protagonista scopre sè stesso affrontando ciò che non ha mai avuto il coraggio di affrontare. Il momento del sangue, infatti, il momento della violenza tradizionale, non è mai esasperato o coreografato da effetti barocchi; è la violenza nuda e cruda, realista, istantanea, violenta sul serio. Un film sicuramente forte, sicuramente moderno (il fatto che non traspare mai dove il film voglia andare a parare né è la prova, sarà un film drammatico o un thriller psicologico?...) e dal quale i giovani cineasti hanno qualcosa da imparare, dalla sequenza iniziale (degna di maestri del genere come Lynch o Billy Wilder) a quella finale.

martedì 25 novembre 2014

I Migliori Centrocampisti di sempre!

Proprio in questi giorni il Uefa sta rendendo pubbliche le nomination per costruire l’11 coi migliori calciatori del 2014. Non male se volete partecipare alla votazione, tuttavia gli 11 vincitori sono facilmente pronosticabili visti i successi di squadroni come la Germania e il Real Madrid che già vedevano comparire le proprie stelle gli anni scorsi in cui non vincevano nulla. Tutto questo preambolo per dire che se c’è una lista di calciatori con cui vi potete divertire e sorprendere è quella fatta del Freaky: altro che Uefa. Quest’oggi tocca a un ruolo in cui da sempre fa da padrone la fantasia e l’estro, insieme alla capacità di vedere la giocata prima degli altri. Parliamo dei centrocampisti centrali (o cc per dirla in termini da giocatori di pes incalliti).imgres




  • Andrea Pirlo. Invece del solito passo nel passato per andare a cominciare con i primi interpreti del ruolo oggi cominciamo con uno degli ultimi a rendere grande la posizione di CC. Geniale nel gioco quanto schivo e riservato nella vita privata, Pirlo ha saputo essere un esempio per generazioni di calciatori: la sua velocità di pensiero unita a una tecnica sopraffina sono le sue caratteristiche principali. Dopo aver vinto tutto col Milan ed essere tornato ad altissimi livelli con la Juve di Conte ora si dedica alle bevute a tempo pieno, salvo deliziare il pubblico ogni domenica quando le ginocchia lo permettono. Rimane decisamente troppo lento per sperare di download (4)vincere mai un pallone d’oro, ma con un piede così chi ne ha bisogno?

  • Gianni Rivera. Primo italiano a vincere il pallone d’oro (se non consideriamo l’oriundo Sivori nel 61), Gianni è stato una bandiera del Milan e della nazionale durante tutta la sua carriera. In molti lo ricordano per le 2 Champions League, l’europeo e le 3 serie A in bacheca: noi preferiamo rammentare la partecipazione a ballando con le stelle e la carriera da parlamentare.download (5)

  • Didier Deschamps. Centrocampista dotato di buoni piedi, di un passaggio filtrante devastante ma anche di quantità, Didier è uno dei pochi giocatori europei ad aver vinto tutti i trofei internazionali possibili visto che oltre alle 2 Champions (con Marsiglia e Juve) e il Mondiale 1998, si è aggiudicato anche l’europeo del 2000 con la sua Francia (questi ultimi da capitano). Il giocatore perfetto se non fosse che sia nel 1998 chennel 2000 ha eliminato l’Italia dai tornei poi vinti.

  • download (2)Giancarlo Antognoni. Faro del centrocampo azzurro del mondiale 1982, Giancarlo è passato alla storia come l’assoluta bandiera della storia della Fiorentina (unica squadra italiana con cui ha giocato). In molti pensano che i suoi rifiuti a lasciare Firenze per una squadra più blasonata del nord siano stati un peccato ma forse non ricordano che nei 15 anni in viola portò a casa la bellezza di una coppa Italia e un Trofeo Anglo-Italiano (mica bruscolini). Esaltante, al contrario, il fine carriera al Losanna.images

  • Juan Alberto Schiaffino. Soprannominato da tifosi uruguaiani coi piedi per terra “El Dios del Futbol”, Juan  è probabilmente il miglior calciatore uruguaiano di sempre. Con la nazionale conquistò il mondiale 1950 nella finale del Maracanazo, per poi trasferirsi prima al Milan e poi alla Roma. Da ricordare la coppa delle Fiere alzata coi giallorossi download (6)nel 61(a tutt’oggi loro unico trofeo internazionale).

  • Johan Neeskens. Soprannominato Johan II per la  coppia formata con Cruijff all’Ajax, nel Barca e nell’Olanda  è stato uno degli interpreti più rivoluzionari del suo ruolo. In una nazionale che inventava il calcio totale e la zona i suoi tempi dettati a centrocampo furono preziosi per i successi conseguiti in ambito Internazionale. Un momento: quali successi? A parte gli scherzi le 3 Champions con l’Ajax ripagano sicuramente le delusioni ai mondiali del 74 e del 78 e fanno del bel Johan un membro tra i principali della nostra top10.download (1)

  • Paulo Roberto Falcao. Bandiera prima dell’Internacional e poi della Roma, Falcao è stato il regista di quello che per molti è il Brasile migliore di sempre: quello sfortunato del 1982. Definito dai suoi compagni “allenatore in campo” per le doti carismatiche fu un buon download (3)interprete sia della fase offensiva che difensiva.

  • Xavier Hernandez (Xavi). Conosciuto come “ il professore”, Xavi è stato ed è tutt’ora insieme al pallidissimo Iniesta membro di uno dei centrocampi più forti di sempre: quello del Barca. Durante il regno Guardiola il catalano è stato mente e braccio insieme della squadra blaugrana realizzando quasi 60 gol e ispirandone molti altri.

  • Luis Suarez Miramontes. Primo Spagnolo a conquistare il pallone d’oro negli anni 60 è stato il centrocampista per eccellenza vincendo, tra l’altro, 2 Champions con l’Inter e un europeo nel 64.download (7)

  • Steven Gerrard. Se chiedete ai centrocampisti di tutta Europa a chi si ispirano sicuramente nessuno vi risponderà Giannichedda. Decisamente più probabile è che il 90% di loro vi risponda Stevy G. Con un fisico dirompente e un piede sopraffino, infatti, Steven ha fatto la fortuna del Liverpool negli ultimi 15 anni. Grazie al suo destro potente e preciso ha potuto realizzare una quantità impressionante di gol da fuori area e portare sotto la Cop tutti i trofei che meritassero di essere vinti. Mah...la Premier League?!



 

venerdì 21 novembre 2014

Addio Nokia!

Anche voi possedevate un indistruttibile Nokia 3310? Bene: la società che ha prodotto il telefono più diffuso di sempre (seguito a buona distanza dagli ultimi iphone) non avrà più i diritti per la produzione degli smartphones. Già dal 2013, infatti, la divisione della imgressocietà finlandese che produceva cellulari è stata acquistata dalla Microsoft.  Niente più marchio NOKIA sui cellulari contenenti il sistema operativo Windows 8 e successivi:  sugli apparecchi apparirà semplicemente l’icona Microsoft. Con l’uscita del nuovo Lumia 535 la compagnia di Bill Gates sarà finalmente in grado di competere con iOS ed android a cui, fino ad ora, non aveva sottratto molti clienti.


Questa svolta segna indubbiamente la fine di Nokia come l’abbiamo conosciuta fin’ora. Quella che fino al 2012 è stata la principale produttrice e venditrice di apparecchi, con l’arrivo degli smartphones non è stata in images (1)grado di tenere il passo delle principali rivali, le quali, pur avendo prezzi infinitamente più alti, potevano godere di partnership di rilievo. Sembra siano state proprio queste le cause principali del declino di Nokia: mentre Android abbinava al proprio sistema operativo degli accordi con Google e Youtube e la Apple perfezionava le proprie campagne marketing fino a rendere l’uscita del nuovo iphone un vero e proprio evento, Nokia si accorgeva che produrre telefoni di buona qualità a prezzi accettabili non era più ciò che i clienti cercavano. Fa riflettere questo cambio radicale dell’aspettativa del downloadpubblico rispetto ai cellulari anche perché la compagnia negli anni è comunque riuscita a mantenere una buona reputazione: insomma il declino di Nokia sembra dovuto ad un semplice “cambio delle mode” repentino (dal 2012 sono passati solo 2 anni) che difficilmente avremmo potuto prevedere. È indubbio che il sodalizio tra Microsoft e Nokia non possa che giovare alla compagnia svedese considerando che la gran parte di chi possiede un computer ha un PC e non un mec o altro. Se il buon Bill Gates saprà sfruttare tale esclusiva non potrà che esserci un ritorno di Nokia agli antichi fasti, ma questa volta senza il marchio originale.

giovedì 20 novembre 2014

Da sempre Simpson vs Griffin, chi è il migliore?

Oggi, qui al Freaky, cercheremo di dare finalmente risposta ad uno dei più grossi quesiti riguardanti il mondo della televisione, uno di quei quesiti epocali che ti costringe a passare notti insonni e giornate insignificanti: quale sit-com animata è la migliore? Quella del ciccione giallo, calvo e con un pastello nel cervello o quella del ciccione bianco, quattrocchi e mentalmente ritardato? I Simpson o i Griffin?1
Probabilmente non c'è nessun motivo per presentare queste due famiglie che conosciamo tutti benissimo ma noi, sia per amore della professionalità che per occupare importanti righe, le presenteremo. La famiglia Simpson appare per la prima volta ancora prima che cadesse il muro di Berlino, su un esperimento animato del lontano 1989. In meno di un decennio Homer, la moglie con l'obelisco blu in testa Marge, il pestifero Bart, la tuttologa Lisa, la fastidiosissima infante Maggie e tutta la città di Springfield, stato di , conquistano il cuore dell'America intera. Lo stesso percorso che una decina di anni dopo segue la famiglia Griffin, all'apparenza addirittura più normale. Peter, Lois, i loro figli Meg Chris e Stewe, e il cane parlante Brian vivono a Quoagh, Rhode island, non sono gialli e, per delle inspiegabili coincidenze, sono più volte accusati di essere uno squallido plagio dei Simpson. Peter e company però riescono ben presto a dimostrare di essere qualcosa di diverso (a onor del vero se Homer è stupido, Peter è una nutria, se Bart è una peste Stewie è un sociopatico), e dopo aver rischiato la cancellazione definitiva nel 2003, tornano 2 anni dopo più forti che mai e tra critiche e consenso, proprio come i Simpson, sopravivvono fino ai giorni nostri.
Forse qualcuno continua a chiamarle Sit-com, ma dovrebbe essere chiaro a tutti che il talento sgorbutico e infettivo di Matt Groening e quello masturbativo di Seth MacFarlane hanno creato schemi universali dai quali attingere al sapere ogni volta che qualcuno di noi, che come unico scopo di vita abbiamo quello di ritrovarsi a vivere in quelli schemi, ha qualche curiosità o qualche dubbio sull'American Way. Perchè diciamocelo, dopo essersi anche minimamente affezionati ai personaggi, ecco che subentra l'invidia; mi andrebbe bene sia la vita di Peter che quella di Homer, con un cervello talmente vuoto da non crearmi problemi, una moglie casalinga e porcellona, la viletta a schiera, un lavoro che riuscirebbe a svolgere una cernia senza tentacoli ma che mi mantiene la famiglia e l'alcolismo e i fottutissimi figli, che per la maggior parte del tempo tentano di demolire il paradiso attorno a me ma che, saltuariamente, regalano grandi soddisfazioni.




[caption id="attachment_821" align="alignleft" width="160"]Perplessità? Perplessità?[/caption]

Tornando alla domanda a cui il Freaky si era riproposto di rispondere, come possiamo stabilire scientificamente chi sia meglio tra i Simpson e i Griffin? Naturalmente non si può e così ci è venuto in aiuto il sempreverde metodo di sparare un numero da uno a mille e aprire il vocabolario a caso. Quindi abbiamo scelto di scegliere attraverso 5 punti casuali di darvi una risposta oggettiva. Inizialmente non troverete un significato nè alla frase precedente nè a tutto ciò che seguirà, ma dato che siete arrivati a questo punto nella lettura dell'articolo sembra che tempo da buttare ne abbiate parecchio.
Simpson vs Griffin! 0-0
1) Comicità: la comicità è una cosa seria, una cosa difficile da riprodurre e soprattutto difficile da rendere apprezzabile. Far ridere mantenendo uno stretto contatto con la realtà e con il realismo è il compito del comico ed è forse il pezzo forte dei Simpson, che riescono a farci ammazzare dal ridere senza sembrare mai forzati, riuscendo a fondere realtà e immaginazione con un equilibrio che i Griffin non hanno neanche mai conosciuto.
"Sono solo un bambino nessuno mi ascolta"
"Sono un povero vecchio, nessuno vuole starmi a sentire"
"Io sono un uomo bianco tra i 18 e i 49, tutti mi ascoltano nonostante i miei suggerimenti cretini..."
2) Demenzialità: così come non ci poteva essere da discutere sull'assegnare il round precedente ai Simpson, allo stesso modo è lampante che i più tremendamente demenziali, sono i Griffin, che hanno raggiunto l'apoteosi di questa forma satirica grazie agli instancabili flashback, quelle gag che li hanno resi celebri e amati. Tanto che ogni qualvolta uno dei personaggi pronuncia le famose parole "Come quella volta che..." allo spettatore viene l'acquolina in bocca per la stronzata a cui sta per assistere.
Come quella volta che Peter scelse la scatola.


Gag epocale di Peter


3) Affetto: Finalmente la sfida si fa interessante. Per essere esaustivi anche nel punto 3 premettiamo che nonostante possa sembrare un punto su cui domina la soggettività non lo è. Nel nome dell'oggettività più pura, decidiamo noi. Qui cominciamo ad espanderci; è chiaro che siamo molto affezionati a entrambi i nuclei familiari, che in un modo o nell'altro ci hanno conquistato nella loro totalità, allora bisogna andare a capire in quale delle due città tra Springfield e Quoagh ci piacerebbe vivere. Insomma, ci piacciono di più Apu, Winchester, Burns ecc o Joe, Tom Tucker, Quaghmire ecc? In momenti come questi del match, in cui l'equilibrio regna sovrano, è la qualità che fà la differenza e bisognerà ammettere che i Simpson, nella creazione dei personaggi, ne hanno infinitamente di più. Non c'è bisogno di citare tutti i tormentoni (quasi tutti nei Simpson prima o poi ne hanno uno) per farvi capire quanto anche voi, che ne siate coscienti o no, preferite mille volte Springfield. Non tanto perchè l'ha deciso il Freaky ma perchè è quella che conoscete meglio: Conosciamo meglio Boe che l'Ostrica Ubriaca, conosciamo meglio Skinner che boh, conosciamo meglio Apu che Goldman, o Burns che il capo di Peter; di conseguenza siamo più affezionati a loro!


Nonostante siano dei burini:


Springfield e la monorotaia


4) Parodismo: Anche la parodia è una cosa seria, a volte ha intento satirico, a volte critico a volte è semplicemente una spassionata trovata occupare righe, in ogni caso la parodia è pian piano diventato un elemento fondamentale per creare sit-com di successo. Prima lamentavo della qualità dei Griffin, è vero, nè i personaggi nè le storie ne sono intrisi, ma le parodie che vengono in mente a MacFarlane sono di prima qualità. Tutti ricorderanno Blue Harvest e la parodia a guerre stellari ma non stiamo parlando solo di quello, Stiamo parlando anche e soprattutto delle milioni di citazioni che i Griffin propongono solo per dissacrare intelligentemente facendoti spesso pisciare sotto. Qui sono i Simpson che hanno qualcosa da imparare, perchè anche se l'uso del parodismo nei Simpson c'è, non è mai riuscito a farci ridere tanto come quella volta che...


Toccato da un angelo


5) Idolatria. Siamo arrivati in fondo e l'unico modo per decretare il vincitore è, come spesso capita, deificare. Bisogna superare le banalità; basta dire che lo stile di vita di Homer o di Peter sono semplicemente l'emblema dell'American way e ammettiamo, con devoto rispetto, che il loro non è uno stile di vita, ma una filosofia. Una filosofia che, a causa dell'ignoranza del filosofo, non trova fondamenti e che si ritrova ad assomigliare più ad una religione con Homer e Peter profeti solitari. Ma, nei vari livelli di idolatria, chi stà più in alto trai due? Ormai mancheranno una dozzina di righe alla fine dell'articolo e possiamo rivelarlo; il punto 5, e forse non è il solo, è fortemente soggettivo. Perchè io credo sia in Peter che in Homer, insomma magari saranno personaggi di fantasia (non è ancora stato dimostrato che esistano ma siamo sulla buona strada) ma hanno vinto alla lotteria della vita. Hanno vinto nella maniera in cui a tutti gli uomini, di ceto medio o no che siano, piacerebbe vincere, guadagnandosi con dedizione lo status di "Idolo". Quindi appurato che la deificazione è già avvenuta sia per i Simpson che per i Griffin diventa un discorso numerico, come dire: il cattolicesimo è meglio dell'islam perchè ci ha fatto cascare più gente. La flotta di fedeli più estesa ce l'ha sicuramente Homer, il primo uomo occidentale, dai tempi di Gesù, a raggiungere deificazione e idolatria. Un uomo che ci ha trasmesso valori che vanno ben oltre la banalità dell'elemosina e del sacrificio (valori stantii il cui solo suono comincia ad inquietare le palle): valori rivoluzionari di ozio e lussuria, sbronze e debolezze, senza mai dimenticarsi di avere un'amorevole famiglia a carico.
"Oh...Il Signor Burns ha detto che lo scopo della sua vita sarà fare in modo che i miei sogni non si realizzino mai... Fammi sentire meglio Marge fammi sentire meglio!"
"Oh Homer...Quando i sogni più grandi di un uomo sono quelli di mangiare costolette, accoccolarsi di tanto in tanto e spaparanzarsi il giorno libero sul divano, nessun'uomo al mondo potrà portarglieli via."




[caption id="attachment_822" align="aligncenter" width="222"]Il vincitore.... Il vincitore....[/caption]

martedì 18 novembre 2014

Isolamento tecnologico: ma ci siamo mai parlati?

Da quando ero una bimba che girava la città per mano della mamma ho sempre passato molto tempo con la testa in su, a guardare le persone, quello che facevano, come si vestivano, come parlavano, chi volevo diventare. Parlavo poco e guardavo tutto. Oggi le cose bimbonon sono cambiate (a parte per il fatto che parlo tanto e forse troppo) ma continuo a osservare chi mi sta intorno.


Pochi giorni fa ero al solito binario 3 ad aspettare il treno e, fino quando la voce non ha annunciato che il treno era in arrivo, avevo il mio Smartphone in mano. Una volta sentito l'annuncio, benché sapessi benissimo che il treno sarebbe arrivato almeno 5 minuti dopo, ho riposto accuratamente il telefono nella tasca interna della borsa. Velocemente mi sono assicurata di chiudere la cerniera esterna della borsa per evitare il mio incubo peggiore: che il telefono cada nello spazio tra il marciapiede del binario e la scaletta del treno. Ora sono tranquilla, alzo lo sguardo verso sinistra per vedere se arriva il treno e vedo tutta la gente intorno a me. Loro non telefonohanno paranoie su dove possa cadere il loro iPhone, ce l'hanno ancora in mano alcuni, altri no (forse non sono sola nelle mie angosce!). La mia attenzione cade su un ragazzo che come me non sta facendo nulla, guarda in là per vedere se arriva il treno. E in quel momento mi chiedo: ma sarebbe normale avvicinarsi a qualcuno per dirgli "ehi, anche tu qui, eh?" o qualcosa del genere per attaccare bottone. Siamo sinceri, ci guarderebbe malissimo e penserebbe che siamo dei pazzi!


E non è una questione tecnologica il fatto che non ci parliamo: è questione di riservatezza. Ne oggi ne mai nessuno si è mai avvicinato così a uno sconosciuto, maniaci a parte! Non c'erano i telefoni spaziali di oggi ma ci si isolava tranquillamente con un libro, un giornale, non guardano in faccia nessuno..


Che poi, si chiamano Smart-phone proprio perché sono intelligenti, mille applicazioni, non solo Facebook!


Nei "tempi morti" come in stazione e in treno, per staccare dallo stress dell'uni o del lavoro, si legge, si scrive a qualcuno, ci si informa vecchiotramite i giornali online.. Si fanno tantissime cose!


 Lasciateci guardare i nostri smartphone come voi guardavate le vostre punte dei piedi, amen.